Documenti Veneziani: Venezia 6
880 gennaio, Venezia
A patto che Hualpertus, patriarca di Aquileia, osservi quanto già promesso, ovvero di non compiere alcuna sottrazione a danno della chiesa metropolitica di Grado, né di sollevare alcuna questione circa le sedi di San Marco e Sant’Ermagora, Ursus [I, Particiacus] protospatario imperiale e duca dei Venetici promette di non chiudere il porto di Pilo [in territorio aquileiese] alle seguenti condizioni, che il tributo onorifico dovuto al ducato sia regolarmente versato, che i Venetici non siano costretti ad alcun gravame o sovrattassa o prelievo forzoso e possano, secondo antica consuetudine, commerciare in sicurezza, che i quattro magazzini del ducato che lì si trovano siano preservati, che nessun tributo sia dovuto per i commerci ivi intrapresi da parte veneziana.
Copia semplice cartacea del principio del XVI secolo, da copia semplice del XIV-XV secolo in Venezia, Archivio di Stato, Secreta, Codice Trevisaneo, carta 57r [C].
CE II. 15
Edizione: Härtel 2005.
In nomine Sancte et individue Trinitatis. Imperantibus dominis nostris Basilio et Leone a Deo coronatis, pacificis [et] magnis imperatoribus, anno autem imperii eorum tertiodecimo, mensis ianuarii, indictione tertiadecima, Venetia, curte pallatii. Omnia, que ob superni regis amorem Sanctarumque ecclesiarum vigorem inter partes pura mente conveniunt, necesse est scripture stilo roborari, ne per temporalium rerum spatia ea, que finiuntur, oblivioni tradantur. Igitur nos quidem Ursus divino fretus auxilio imperialis prothospatarius et Veneticorum dux,[1] promittentes promittimus vobis Hualperto, reverentissimo patriarche Aquilegiensi,[2] ut, si observare satagitis ea, que nobis simili modo per promissionis paginam polliciti estis servare erga Sanctam Dei nostram Gradensem metropolim, id est ut nullam amplius adversus eandem ecclesiam subthractionem sive contrarietatem faciatis vel facere iubeatis, nec per vos ipsos nec per aliorum retractationem, aut aliqua questione in sedibus beatorum martyrum Marci evangeliste et Hermagore,[3] necnon in rebus, in propris, in ecclesiis ceu ceteris universis locis ibidem pertinentibus, ita et nos observare spondimus, ut, usque dum Christo favente isto in seculo vixeritis, portum vestrum, qui vocatur Pylum,[4] nulla intentione claudere iubeamus, sed, sicut multo ex tempore apertus extitit, similiter et modo apertus consistat in tali tenore, ut nostris omnis honor, quicquid annuatim haberi exinde debemus, salvetur atque ad nos deferatur, et populus noster, qui ibi advenerit, nullum gravamen aut suprapositam vel forcias patiatur, sed more antiquo sua ibi securiter omnes et vendat et emat, immo et mansiones quatuor nostre, que ibi sunt, ut mos fuit, salventur et ex nostro negocio proprio nullum ibi solvatur tributum, quia talis declaratur fuisse prisca consuetudo. Quod si hec omnia, que supra legitur, inlibate observaveritis, et nos contra hoc quod spondimus ire presumpserimus, prostimo solvere debeamus vobis auri libras XXX, et post pene solutionem hec promissio in sua maneat firmitate. In simili cartula, quam facere iussi ego Ursus dux Veneticorum, ad nomen prefati Hualperti patriarche Foriiulii, sunt intromisse subtus manus nostre et Ioannis filii nostri. Testes autem fuerunt imprimis Armatus tribunus de Luprius et Vigilius tribunus de Geminis. Signum manus Lubiano Aulibado, primato de Lubrius.[5] Signum manus Ioannis vel Ioannini de Mastalico. Signum manus Leonis Patricii. Signum manus Petri filii Ioannis ducis.[6] Signum manus Pantaleonis Abrolino. Signum manus Leon Corozali. Signum manus Ioannis Granzarolo. Et Dominicus presbiter cancellarius noster scripsit hoc et illud.[7]
NOTE STORICHE
[1] Si tratta del duca Orso I Particiaco (864-881) qui appellato con il titolo bizantino di protospatario. Su di lui si veda Berto 2014, pp. 326-330. Sulle intitolazioni ducali si veda documento Venezia 4 e bibliografia alla nota 2. Su Orso si vedano anche documenti Venezia 7 note 6 e 9 e Venezia 18 nota 3, dove il duca è ricordato per aver emanato assieme al figlio Giovanni un privilegio a favore dei monaci di Santo Stefano di Altino e un divieto di commercio degli schiavi.
[2] Il patriarca di Aquileia Gualperto, come si apprende dal testo del documento, aveva sconfinato nei territori di Grado. Prima di questo episodio, nel secolo precedente, altre incursioni si erano verificate dalla terraferma verso l’isola di Grado. Si veda Rando 1994, p. 15. Un nuovo intervento armato di Aquileia contro Grado è l’antefatto che porta alla stipulazione di un secondo accordo tra le città nel 944 marzo 13. Si veda documento Venezia 14. Entrambe le crisi sono da inquadrare nel plurisecolare conflitto che vide Aquileia e Grado opporsi a causa dei diritti metropolitici da entrambe rivendicati, conflitto che non si sopì nemmeno dopo il sinodo di Mantova dell’827. Sulla contesa tra Aquileia e Grado si veda documento Venezia 2 e nota 4.
[3] Le due sedi di San Marco e Sant’Ermagora qui citate sarebbero da interpretare, non tanto come le chiese su cui si esercitava l’autorità ecclesiastica di Grado, ma piuttosto come le cattedre o seggi dei santi, possedute da Grado fin dall’inizio del IX secolo, e rivendicate da Aquileia. Sulla importanza del possesso di tali cattedre ai fini della affermazione del prestigio della metropoli di Grado nell’ambito del conflitto con Aquileia si veda Tavano 1972. Sulla cattedra di San Marco si veda documento Venezia 3 e bibliografia alla nota 4.
[4] Il sito di Pilo non è ad oggi stato identificato. Secondo alcuni autori potrebbe essere localizzato a Porto Buso nella laguna di Marano o a Belvedere o ancora presso la stessa Aquileia. Lungo il prolungamento del canale artificiale detto Anfora, verso la gronda lagunare, nel territorio di Aquileia, ricognizioni di superficie hanno portato recentemente alla luce una notevole quantità di manufatti romani forse da mettere in relazione proprio con il porto. Si veda Härtel 2005, pp. 22-23 e Marocco 2009, p. 81. Sulla importanza della navigazione fluviale per Venezia si veda documento Venezia 32 e nota 2. La promessa di non chiudere il porto di Pilo, contenuta nel presente patto, è in genere interpretata come una sorta di minaccia di embargo o blocco commerciale paventata da Venezia come ritorsione per l’attacco subito. Venezia avrebbe fatto ricorso allo strumento del blocco commerciale nella regolamentazione dei rapporti con le città del regno sue vicine anche in altre occasione. Si veda documento Venezia 11 e testo corrispondente alla nota 3.
[5] Dopo le sottoscrizioni di due tribuni, si noti la sottoscrizione di un primato. Sui tribuni e i primati e sulla sostanziale identità politica di questi ultimi e dei giudici nelle istituzioni veneziane altomedievali si veda Castagnetti 1992a, p. 91. Si veda anche Gasparri 1997, p. 63.
[6] Dovrebbe trattarsi di Pietro, figlio di Giovanni II Particiaco che resse il ducato assieme al padre Orso I. Al di là di questa attestazione, egli non ha lasciato traccia nella documentazione pubblica e privata. Si veda Berto 2014, p. 202. Su Giovanni II Particiaco si veda documento Venezia 7 e nota 6.
[7] Si tratta della prima attestazione documentaria di un cancellarius ducale. Sulle qualifiche dei notai veneziani e dei notai dei documenti ducali si veda Parcianello 2012, pp. 78-82. Altri due Domenico qualificati come cancellarii rogano il documento ducale del 935 febbraio (Venezia 12) e quello del 960 giugno (Venezia 18). Sullo sviluppo della cancelleria a Venezia dalle origini all’affermazione del comune si veda Pozza 1992.
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Indice
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