Placiti Toscani: Toscana 3
715 marzo 6, Pavia[1]Il re Liutprandus, su richiesta di Aloin, conferma al vescovo Lupertianus di Arezzo un giudicato del maggiordomo Ambrosius, che aveva deciso in favore di Lupertianus la lite tra questo e il vescovo Adeodatus di Siena per alcune chiese battesimali e monasteri situati nel territorium senese.
Copia, seconda metà IX secolo - prima metà XI secolo[2]. Archivio Storico Diocesano di Arezzo. Carte della Canonica, n. 3 [B]*.
Edizione: Brühl, CDL, III/1 n. 12
PRECEPTUM DOMNI LIUTPRANDI REGIS POST IUDICATUM AMBROSII MAIORDOMUSa
Flavius Liutprandus vir excellentissimo rex. Vir venerabili, patri nostro, Lupertiano[3] episcopo. Optulisti in presentiam regni nostri iudicatumb illiusc maiordomui nostri Ambrosio[4], in quo continebatur, eo quod causa que vertebatur inter te et Adeodato[5], episcopo civitatis Senense, de ecclesias sanctorum Dei, in qua baptisma consuetudo est faciendum, audierat et deliveraverat. De qua re spirasti ad nostram precelsam potestatem per Aloin[6], fidelem nostrum, ut ipsum iudicatum, qualiter a suprascripto Ambrosio finitum est, per nostrum preceptum firmare deberemus. Nos quidem ipsius audientes petitionem et cognoscentes per ipsum iudicatum seu et per Taipert[7] castaldum, quia tua, iamdicte Lupertiane, longa est possessio, propter mercedem anime nostre presentem firmitatis nostre preceptum tue beatitudini emitti precipimus, ita ut amodo easdem ecclesias, que in iudicato leguntur, universe in tua potestate, ordinatione atque dominatione permaneant, sicut a longo tempore usque actenus permanserunt; quidem ut ad te vel tuos successores futuris temporibus consecrentur, et custodes in eas ordinentur seu et presbiteri, vel omnis ordinatio a vobis canonice et regulariter fiat atque baptismus. Et nullam facundiam iamdictus Adeodatus episcopus contra te vel tuos successores abeat aliquid de suprascriptas ecclesias loquendi; sed nec consecrationem earum aut presbiterum aut qualemcumque ordinationem aut dispositionem, sed, ut supra prefati sumus, per tuam instantiam atque successorum tuorum sepe dicte ecclesie ordinentur atque regantur, sicut textus iudicati noscitur contineri vel a supradicto Ambrosium difinitum atque sanccitum est. Quatenus ab odierna die nullus dux, comes, castaldius vel actonarius noster contra presentem nostre firmitatis preceptum ire quandoque presumant, sed ut supra dictum est iamfate ecclesie in tua atque successorum tuorum permaneant potestatem secundum antiquam consuetudinem.
Ex dicto domno regis per Potonem[8] notarium et ex edictod Sigeradus notarius.
Dato Ticino in palatio, .VI. die mensis martii, anno felicissimi regni nostri tertio, indictio tertia decima; feliciter. Et ut verius credatur, de anulo nostro subtus sigillavimus.
Ego Lupus presbiter qui autentica exemplarie huius vidi et relegi et hanc exemplarie iubente Petrono episcopo manu propria scripsi Deo teste absque omni fraude de quantum cognoscere potuie.
NOTE STORICHE
[1] Il documento che qui si presenta fu trascritto sul recto del rotolo membranaceo opistografo (Rotolo n. 3 della Canonica aretina), composto da cinque pergamene cucite insieme dal loro lato più corto. Questo documento occupa la pergamena n. III di tale rotolo, a seguito del iudicatum datato nell’anno 714 (CDL, I, n. 17).
Si tratta della conferma, da parte di Liutprando, di un iudicatum precedente del suo maggiordomo Ambrosius (CDL, I, n. 17, agosto 714). Sul dossier documentario e la bibliografia relativa alla controversia tra le due diocesi si veda la nota n. 1 al documento dell’anno 650 ca.
[2] Luigi Schiaparelli indicava, seguendo Pasqui (1899, I, p. 3), l’anno 1056 come data possibile dell’esecuzione delle copie dei documenti d’epoca longobarda presenti nel Rotolo n. 3. Infatti, nella pergamena n. II del Rotolo è scritto: (C) Haec sunt exemplaria de privilegiis apostolicorum et preceptis regum et imperatorum a veteribus tomis trans/ scripta super contentione Aretinensis ecclesiae atque Senensis, que ego Gerardus sancti Donati primicerius/ fideliter denotavi, Deo et domino nostro Iesu Christo teste et omnibus sanctis, si damnatione cum Iuda traditore in die extremi/ examinis non confundar, de quantum legere potui iuxta meam conscientiam, nihil plus aut minus describens/ per manus Geçonis eiusdem sancte Aretine aecclesie notarii (edito in CDL, I, p. 9, nell’introduzione proposta da Schiaparelli al documento che qui si presenta). Successivamente, Carlrichard Brühl (CDL III/1, n. 12, p 52) realizzava una diversa proposta di datazione in base all’analisi fotografica delle pergamene del Rotolo n. 3 eseguita, su sua richiesta, da Bernhard Bischoff, che collocava “nella seconda metà del IX secolo o al più tardi nel primo terzo del X” questa e le altre trascrizioni dei documenti di epoca longobarda (si vedano anche le considerazioni di Brühl 1970, p. 96). Recentemente, François Bougard tornando sull’argomento ha negato l’ipotesi di Bischoff e Brühl e ha segnalato come più probabile data per la realizzazione delle copie cucite insieme nel Rotolo n. 3 un tempo di poco precedente al concilio lateranense del 1059, momento nel quale dovettero essere presentate in giudizio davanti al tribunale convocato a Roma a sostegno delle tesi aretine. Le ragioni di Bougard, che attribuisce nuovamente l’opera a Gezone, sancte Aretine aecclesie notarius, riguardano la sua appartenenza alla “première génération des notaires actifs auprès de la cathédrale au XIe siècle” (Bougard 2006, p. 119). Notai a cui si debe quel cambio grafico osservabile nel “laboratorio” aretino studiato nel dettaglio da Giovanna Nicolaj. Ed è proprio Nicolaj, che nel 2012, in margine a un intervento in tema di falso documentario, propone il ritorno alle ipotesi di Bischoff, ovvero a una datazione al pieno secolo IX delle trascrizioni di epoca liutprandea: “Gerardo, primicerio aretino dell’XI, è intervenuto a correggere le copie del IX sul recto (denotavi)”, Feo – Nicolaj 2012, p. 213. Tuttavia, in mancanza di nuovi studi critici specifici sui problemi relativi alla materiale redazione del rotolo, la questione deve rimanere aperta.
[3] Luperziano, vescovo di Arezzo (711?-720?), Taffi 1986, p. 34-35. Viene citato anche in CDL, I, nn. 17, 19 e 20 (agosto 714, 715 giugno 20 e 715 luglio 5); CDL, III/1, n. 13 (715 ottobre 14) e Pasqui n. 11 (752 maggio 19).
[4] Viene citato anche in CDL, I, nn. 17 e 19 (agosto 714 e 715 giugno 20).
[5] Adeodato, cugino del iudex regio Godipertus assasinato dagli aretini. Per la notizia dell’uccisione, CDL, III/1, n. 13 (715 ottobre 14) e Rotolo n. 3, pergamena n. III, verso. Adeodato fu eletto vescovo di Siena tra gli anni 713 e 714 poiché, nel 712, la sede senese era vacante, come si può inferire dalla dichiarazione di uno dei testimoni interrogati nell’inquisitio di Gunteram: Item introductus est Rodoald presbiter senex de baptisterio Sancti Quirici et Iohannis in vico Pallecino, qui interrogatus dixit: Per ista sancta quattuor Dei evangelia et ista crucem Domini, quia cum epistola Vuarnefrit ambulavi ad Aritio, et per manus Luperciani episcopi sacratus sum, odie annus est tertius, eo quod Sena minime episcopum habebat. (CDL, I, n. 19, 715 giugno 20). Il suo pontificato finì attorno all’anno 730, vid. DBI, I, p. 273. Viene citato anche in CDL, I, nn. 17, 19 e 20 (agosto 714, 715 giugno 20 e 715 luglio 5); CDL, III/1, n. 13 (715 ottobre 14) e Pasqui n. 11 (752 maggio 19).
[6] Aloin, Jarnut 1972, p. 46, n. 75/1.
[7] Taipert, gastaldo senese. CDL, I, n. 17 (agosto 714). In CDL, I, n. 20 (715 luglio 5) appare come Tagipert, ma si tratta della stessa persona: Jarnut 1972, pp 370 e 375. Jarnut lo identifica anche con il Tacipert gastaldo citato nel Liber Pontificalis, 93:11. Taipert appare citato anche in una donazione realizzata da Warnefrit nell’anno 730 (CDL, I, n. 50). Gasparri 2004, pp. 16-18, ha proposto, inoltre, l’identificazione di questo personaggio con l’Agipert, gastaldo senese, che viene citato anche in CDL, III/1, n. 13 (715 ottobre 14).
[8] Probabilmente si tratta dello stesso Poto citato in Liutprandi Leges, 6 (a. 713), Everett, 2000, p. 46.
* La trascrizione è stata condotta su una riproduzione fotografica di B messa a mia disposizione dal personale dell’Archivio Storico Diocesano di Arezzo. Il testo del documento, così come tutti i documenti dell’epoca di Liutprando copiati nel Rotolo n. 3 della Canonica d’Arezzo, presenta numerose correzioni successive. Per maggiore chiarezza, Brühl, come già aveva fatto Schiaparelli, riportava nell’apparato critico della sua edizione i riferimenti a tali correzioni.
a La copia del documento presenta questa intitolazione, scritta in una capitale libraria “mêlée de caroline” (Bougard 2006, p. 121). Fu inclusa da Brühl nell’introduzione della sua edizione al presente documento (CDL, III/1 p. 53).
b CDL, I, n. 17 (agosto 714).
c Brühl corregge in “illustris” segnalando in nota la presenza di “illius” nel testo.
d In Brühl “scripsi ego”.
e Scritto in calce al documento. Fu pubblicato da Brühl nell’introduzione all’edizione di questo praeceptum regio (CDL, III/1, p. 53). Per l’autore tedesco, così come per Giovanna Nicolaj, questo passo dimostrerebbe la redazione al pieno IX secolo delle copie dei documenti longobardi inclusi nel Rotolo n. 3, Feo – Nicolaj 2012, p. 212.
Presentazione Placiti Toscani: Introduzione
Indice
Placiti Toscani: Toscana 2
Placiti Toscani: Toscana 3
Placiti Toscani: Toscana 4
Placiti Toscani: Toscana 5
Placiti Toscani: Toscana 6
Placiti Toscani: Toscana 7
Placiti Toscani: Toscana 8
Placiti Toscani: Toscana 9
Placiti Toscani: Toscana 10
Placiti Toscani: Toscana 11
Placiti Toscani: Toscana 12
Placiti Toscani: Toscana 13
Placiti Toscani: Toscana 14
Placiti Toscani: Toscana 15
Placiti Toscani: Toscana 16
Placiti Toscani: Toscana 17
Placiti Toscani: Toscana 18
Placiti Toscani: Toscana 19
Placiti Toscani: Toscana 20
Placiti Toscani: Toscana 21
Placiti Toscani: Toscana 23
Placiti Toscani: Toscana 24
Placiti Toscani: Toscana 25
Placiti Toscani: Toscana 26
Placiti Toscani: Toscana 27
Placiti Toscani: Toscana 28
Placiti Toscani: Toscana 29
Placiti Toscani: Toscana 30
Placiti Toscani: Toscana 31
Placiti Toscani: Toscana 32
Placiti Toscani: Toscana 33
Placiti Toscani: Toscana 34
Placiti Toscani: Toscana 35
Placiti Toscani: Toscana 36
Placiti Toscani: Toscana 37
Placiti Toscani: Toscana 38
Placiti Toscani: Toscana 39
Placiti Toscani: Toscana 40
Placiti Toscani: Toscana 41


