PRIN 2010-11

Conflitti sociali, strutture parentali e comunità locali nell’Italia altomedievale

(secoli VIII-XI)

Partecipanti al progetto
– Unità di Venezia: Stefano Gasparri (coordinatore nazionale), Sauro Gelichi, Anna Rapetti
– Unità di Padova: Cristina La Rocca
– Unità di Trento: Giuseppe Albertoni, Marco Stoffella
– Unità di Sassari: Marco Milanese, Federico Cantini
Università o Enti di ricerca esteri consorziati al progetto
– University of Oxford
– Ecole Française de Rome
– Oesterreichisce Akademie der Wissenschaften – Institut fuer Mittelalterforschung
– Universitè de Paris I – Panthèon Sorbonne
Abstract del progetto di ricerca
La ricerca intende approfondire la conoscenza della società altomedievale italiana fra VIII e XI secolo attraverso un’analisi delle strutture parentali, alla quale si accompagnerà uno studio dei conflitti e della loro composizione. Tutto questo sarà indagato in una prospettiva che è quella delle comunità locali, siano esse di confine o delle aree interne della penisola. La ricerca sarà sviluppata mediante l’analisi sia delle fonti scritte che di quelle archeologiche; l’ambito territoriale è costituito dal regno longobardo-italico, dall’Italia meridionale longobarda e dal ducato veneziano. Si valorizzeranno così due gruppi di dati – quelli relativi ai Placiti del Regnum Italiae e quelli relativi ai siti archeologici scavati con metodo stratigrafico – che costituiscono entrambi fonti eccezionali nel panorama documentario e materiale europeo. La prospettiva di analisi che si intende seguire è del tutto originale, poiché pone al centro della riflessione le tematiche della competizione e dei conflitti nella loro dimensione sociale e di genere.

Nella società altomedievale il ruolo giocato dalle strutture parentali era molto più rilevante di quello odierno. Individuare il funzionamento delle strutture di parentela nell’alto medioevo significa perciò comprendere il loro rapporto con le modalità stesse di riproduzione sociale. Questa parte della ricerca avrà al suo centro i tre temi classici dello studio della parentela: vocabolario, alleanze, filiazione. Gli atti della pratica saranno confrontati con il De institutione laicali di Giona di Orléans, di cui si fornirà per la prima volta un’edizione critica.

Si elaboreranno poi i dati provenienti da centinaia di necropoli altomedievali distribuite sul territorio italiano, per verificare se nell’organizzazione spaziale delle sepolture fosse determinante la parentela biologica o se prevalessero altre forme di raggruppamento, per genere o per gruppi di età. Ci si chiederà in che modo le strutture parentali fossero rappresentate nelle aree funerarie, soprattutto quando, nel secolo VIII, vengono meno i corredi che rendevano visibili i capostipiti, sepolti con ricchi corredi. Al loro fianco erano deposte le tombe di donne con gioielli, e bisognerà chiarire se tale scelta fosse condizionata dal loro essere mogli e non invece figlie o sorelle. Sarà inoltre affrontato il problema relativo alla sex-ratio tra uomini e donne, che nelle necropoli altomedievali italiane è a sfavore delle donne, utilizzando le analisi isotopiche dell’azoto; a questo scopo si cercherà anche di comprendere se i bambini e le bambine fossero nutriti allo stesso modo o se ci fossero invece fenomeni di discriminazione delle bambine.

Le strutture sociali e le loro trasformazioni, oltre che mediante l’analisi della struttura della parentela, possono essere indagate attraverso lo studio dei conflitti, di solito legati alla proprietà fondiaria e alla sua trasmissione, oppure allo status giuridico delle persone e dei nuclei familiari. In questo caso ci si concentrerà sulla documentazione di tipo giudiziario: i giudicati di età longobarda, i placiti di età carolingia e del ducato veneziano e la documentazione giudiziaria dell’Italia meridionale. Di questi documenti, che ci mostrano gli attori in gioco nella società – il potere pubblico, l’aristocrazia laica, le città, le istituzioni ecclesiastiche con i loro vertici, i nuclei parentali, le comunità locali – si preparerà un’edizione completa in formato digitale.

La conflittualità sociale tra VIII e XI secolo è evidente anche leggendo le fonti materiali. La volontà di affermazione delle aristocrazie si concretizza in questo periodo nella costruzione di nuove residenze fortificate e nella volontà di affermazione e controllo delle classi subalterne, come dimostrano i numerosi casi di accentramento insediativo. Questo aspetto della ricerca riguarderà diversi siti della Toscana settentrionale. L’uso della fonte materiale sarà utilizzato infine per evidenziare i modelli identitari – di rappresentazione e di distinzione – delle varie comunità, indagati attraverso le reti commerciali che li coinvolgevano, i caratteri della cultura materiale, i modi di organizzare gli spazi insediati, i marcatori di gerarchie sociali. Da questo punto di vista, l’area considerata sarà quella costiera dell’arco alto Adriatico che, tra VIII e XI secolo, conosce un momento di affermazione di nuove realtà sociali (Comacchio, Venezia), anche attraverso processi di intensa conflittualità. Il prodotto finale sarà una piattaforma GIS, collegata a un database in cui verranno raccolte le informazioni elaborate sulle fonti materiali.

Obiettivi del progetto
L’obiettivo generale della ricerca è quello di approfondire la conoscenza della società altomedievale italiana fra VIII e XI secolo, osservandola attraverso il linguaggio della documentazione scritta e archeologica, in una prospettiva che includa il genere. La ricerca sarà condotta attraverso chiavi di lettura diverse, ma collegate fra di loro. La prima è costituita da un’analisi delle strutture parentali, che si accompagnerà uno studio dei conflitti (pubblici e privati) e della loro composizione. Lo scopo è quello di ricostruire il processo di formazione e di differenziazione delle comunità locali, siano esse di confine (come Comacchio o Venezia, le comunità alpine, la Sardegna) o delle aree interne della penisola (Toscana, Emilia, Lombardia, Italia meridionale), avviando una ricerca interdisciplinare all’interno della quale elaborare domande comuni, con la consapevolezza delle diverse metodologie e la condivisione degli obiettivi. L’ambito territoriale è costituito dal regno longobardo-italico, dall’Italia meridionale longobarda e dal ducato veneziano.

Nella società altomedievale il ruolo giocato dalle strutture parentali era molto più rilevante di quello odierno. Individuare il funzionamento delle strutture di parentela nell’alto medioevo significa comprendere il loro rapporto con le modalità di riproduzione sociale, e dunque con i più ampi fondamenti su cui il sistema sociale si fondava. Un rapporto che è particolarmente rilevante nel periodo altomedievale, caratterizzato da una forte competizione tra le élites e da una elevata instabilità.
Il primo obiettivo di questo settore della ricerca è costituito dall’analisi dei testi della pratica e della teorizzazione sulle strutture parentali. L’indagine verterà su tre temi: il vocabolario della parentela, per cui si analizzeranno le modifiche nel corso del tempo dei termini che indicano le relazioni biologiche tra gli individui, anche sotto l’influenza del discorso cristiano; le alleanze, ovvero le strategie matrimoniali: unioni omogamiche, ‘matrimoni seriali’, ripudi, divorzi, limitazioni dei legami matrimoniali da parte della Chiesa; infine la filiazione, cioè la trasmissione dei nomi e dei beni, dove al sistema di filiazione patrilineare di età romana si sostituisce un sistema cognatico, che produce una progressiva esclusione di gruppi di discendenti, per sesso o per età, accompagnata anche da processi di ‘discriminazione positiva’, che enfatizzano lo stato di protezione dei soggetti e la loro totale dipendenza (vedove, orfani, donne non sposate). Gli atti della pratica saranno confrontati con un analisi esaustiva, comprendente l’edizione critica e commento, del De institutione laicali di Giona di Orléans.

Per ciò che concerne le fonti archeologiche, si elaborerà un’ampia serie di dati raccolti dalla schedatura di centinaia di necropoli altomedievali distribuite sul territorio italiano. L’analisi verterà anzitutto sui criteri di aggregazione delle sepolture, verificando se nell’organizzazione spaziale fosse determinante la parentela biologica (ipotizzabile attraverso le analisi antropometriche) o se prevalessero altre forme di raggruppamento, ad esempio per genere o per gruppi di età.
Ci si chiederà inoltre in che modo le strutture parentali potessero essere rappresentate visibilmente nelle aree funerarie. Nelle necropoli altomedievali non sono più i monumenti in pietra di età romana a rendere visibili i capostipiti, ma la scelta dei corredi e la loro posizione entro la necropoli. Attorno a questi individui, nei decenni successivi, furono sepolti defunti caratterizzati da corredi più semplici. Si indagherà in che modo si manifestarono tali legami all’inizio del secolo VIII, con il venir meno dei corredi e con la costruzione di chiese familiari, e quali diverse forme di display funerario furono successivamente sviluppate.

A fianco agli uomini con armi sono deposte, in molti casi, le tombe di donne con gioielli. Queste sepolture femminili sono sempre state lette come le tombe delle mogli, sepolte accanto ai loro coniugi. E’ importante chiarire se la scelta dei luoghi di sepoltura femminili fosse condizionata dal loro essere mogli, e non invece figlie o sorelle. Sarà inoltre affrontato il problema, tuttora aperto, relativo alla sex-ratio tra uomini e donne, che nelle necropoli altomedievali italiane è a sfavore delle donne; a questo scopo si cercherà anche di comprendere se i bambini e le bambine fossero nutriti allo stesso modo o se ci fossero invece fenomeni di discriminazione delle bambine.

Studiare le trasformazioni della struttura della parentela, tramite le fonti archeologiche e scritte, significa dunque osservare le strutture sociali e le loro trasformazioni. Ma queste stesse strutture sociali ci rivelano i meccanismi del loro funzionamento nel momento in cui emergono i conflitti, di solito legati alla proprietà fondiaria e alla sua trasmissione, oppure allo status giuridico delle persone e dei nuclei familiari. Per questa parte della ricerca ci si concentrerà sulla documentazione di tipo giudiziario: i giudicati di età longobarda, i placiti di età carolingia e del ducato veneziano e la documentazione giudiziaria dell’Italia meridionale costituiscono un corpus unico in Europa per consistenza, qualità e lunga diacronia, che è finora stato osservato in prevalenza sotto il profilo delle procedure giudiziarie e non sotto quello degli attori effettivamente in gioco: il potere pubblico nel suo concreto esercizio, l’aristocrazia laica, le città, le istituzioni ecclesiastiche con i loro vertici, i nuclei parentali, le comunità locali. Poiché l’assemblea giudiziaria, registrata su un documento, è solo un momento di un processo conflittuale più largo e più dilatato nel tempo, che si svolge all’interno e al di fuori di essa, fra accomodamenti, contrattazioni, ricerca di supporto e di sostegno, essa ci rivela i processi di interazione sociale, al cui interno è fondamentale il ruolo dei gruppi parentali. Lo studio della documentazione giudiziaria confluirà in un’edizione critica di tutta la documentazione esistente, a partire dall’età longobarda. Il corpus principale sarà affiancato da corpora minori, comprendenti tutte le fonti documentarie a livello territoriale (ad esempio per l‘area alpina).

La conflittualità sociale tra VIII e XI secolo è evidente anche leggendo le fonti materiali. La volontà di affermazione delle aristocrazie si concretizza in questo periodo nella costruzione di nuove residenze fortificate. Il potere di questo ceto sociale si manifesta anche nella volontà di affermazione e controllo delle classi subalterne, come dimostrano i numerosi casi di accentramento insediativo, e nella capacità di gestire e organizzare il lavoro dei contadini e degli artigiani per l’accumulazione delle risorse. Per questo aspetto, la ricerca riguarderà prevalentemente alcune aree della Toscana settentrionale, dove saranno esaminate diverse tipologie di siti.

L’uso della fonte materiale sarà utilizzato inoltre per evidenziare i modelli identitari – di rappresentazione e di distinzione – delle varie comunità, attraverso alcuni paradigmi quali l’excursus cronologico degli insediamenti, le reti commerciali che li coinvolgevano, i caratteri della cultura materiale, i modi di organizzare gli spazi insediati, i marcatori di gerarchie sociali.
Per analizzare questo fenomeno da tali prospettive ci concentreremo sulla realtà costiera dell’arco alto Adriatico che, tra VIII e XI secolo, conosce un momento di affermazione di nuove realtà sociali (Comacchio, Venezia), anche attraverso processi di intensa conflittualità. Le modalità dell’approccio archeologico prevedono una rilettura sistematica dei dati editi e una prospezione sul territorio attraverso strumenti di archeologia non invasiva. Il prodotto finale sarà una piattaforma GIS in cui poter gestire i dati di carattere territoriale da poter collegare ad un database in cui verranno raccolte le informazioni elaborate sulle fonti materiali.

Seminari organizzati nell’ambito del progetto

 

PRIN 2010-11 Alto Medioevo
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