Fonti e Documenti

Questi documenti sono espressione di un lavoro non ancora concluso, che si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più ampio – aderente al Prin 2010-2011 –, finalizzato a obiettivi precisi che è giusto sottolineare.
Da una parte, con la pubblicazione delle schede di documenti di placiti, si vogliono indagare i conflitti come punto di osservazione privilegiato per studiare le dinamiche che si instaurano a livello locale – altrimenti difficilmente visibili – e i rapporti che legano tali realtà al potere centrale, sulla scia di un filone storiografico che nacque negli anni Novanta del secolo appena trascorso e che trovò il suo “manifesto” metodologico nel celeberrimo volume curato da Davies e Fouracre[1]. Secondo questa linea interpretativa, abbiamo allargato lo spettro delle fonti anche a quei documenti che – sia nella procedura che nella sua registrazione scritta – non aderiscono all’impianto formale tipico dei placiti, ma testimoniano comunque l’avvenuta risoluzione di una situazione che contrapponeva gli interessi di attori sociali diversi. Infatti, come da tempo dimostrato da François Bougard[2], e, in seguito, efficacemente sintetizzato da Luigi Provero[3], il concetto di “giustizia”, nell’alto medioevo, non coincideva con il reperimento e la pubblicazione della verità, ma piuttosto con la tensione verso la ricomposizione di un equilibrio perduto, la ricerca di una mediazione che portasse gli attori coinvolti a riconoscere e accettare reciprocamente le posizioni recuperate o acquisite. I documenti che riportano gli atti di un placito, o che testimoniano un qualsiasi altro accordo meno formalizzato tra le parti, non ci permettono di vedere se non alcuni momenti di un processo lungo e spesso faticoso di mediazione (o di intimidazione), la cui percezione diretta ci è preclusa[4]. È possibile tuttavia ricostruire in parte la vicenda, sia sulla base delle tracce che essa inevitabilmente lascia nei documenti ufficiali – l’improvvisa ritrattazione di una delle parti chiamate in causa, ad esempio, o la perdita di un documento di cui si era annunciata l’esistenza –, sia attraverso la lettura comparata di fonti anche di diverso genere che testimoniano la linea generale di comportamento degli attori coinvolti, l’eco che il conflitto in esame ebbe sul contesto sociale o politico, gli interessi legati ai beni contesi, etc.

Per ciò che riguarda le carte veneziane, invece, si è deciso di considerare tutte quelle del periodo IX-X secolo, e non solo i placiti, in quanto lo scopo fondamentale del loro inserimento all’interno del corpus è quello di permettere la fruizione completa di un apparato documentario che al momento risulta suddiviso in diverse pubblicazioni o addirittura inedito. Tale patrimonio documentario necessitava dunque di una riorganizzazione e di una sintesi, per una migliore e più completa comprensione dei fenomeni di cui esso è testimone; tutto ciò allo scopo anche di consentire – nell’ottica della ricerca PRIN al cui interno il corpus si inserisce – uno studio di Venezia come una comunità locale, collocata in un ambito geografico e politico strettamente legato a quello del regno longobardo-italico.
Presentiamo, quindi, un corpus documentario che dovrà servire principalmente come strumento di studio delle realtà locali. A tal fine, si è inteso fornire non tanto informazioni di carattere paleografico o filologico, ma piuttosto un ampio ventaglio di rimandi e sollecitazioni alle tematiche storiche del contesto in cui i documenti si collocano e alle questioni storiografiche che l’interpretazione di alcuni di questi testimoni ha generato. Le schede, infatti, mostrano l’edizione più aggiornata possibile del documento – ove l’edizione non fosse stata abbastanza recente o accurata, si è provveduto al confronto con il testimone più antico conservato – corredata da un apparato di note di contesto. Per il momento, la pubblicazione si limita alle schede concernenti l’area veneta, ma è destinata ad estendersi almeno a tutto il territorio del regno longobardo e poi italico. La suddivisione territoriale è stata stabilità sulla base dell’appartenenza geografica dell’attore che risulta vincitore del conflitto.
Ciascuna scheda è identificata da cifre arabe secondo un ordine cronologico; la numerazione procede in modo indipendente per Venezia e per le schede dei conflitti: in tal modo, ogni documento è denominato secondo il numero che lo identifica, preceduto da una precisazione territoriale, “Veneto” se si tratta delle schede sui conflitti in questa regione e “Venezia” se si tratta invece della documentazione della Laguna. Per quanto riguarda le schede denominate come “Veneto”, esse seguono una numerazione diversa nel caso si tratti di documenti che testimoniano conflitti ma che non sono formalmente dei placiti (numeri romani) e nel caso invece si tratti di inquisitiones (Inq + numero arabo).
Dopo la datazione cronica e topica, ogni documento presenta un’introduzione che ne riassume il contenuto. L’introduzione – scritta in italiano standard ad eccezione dei nomi che sono in latino – indica solamente i personaggi e i luoghi più importanti coinvolti nel documento.
Segue l’indicazione della collocazione archivistica aggiornata, che riguarda, come si è detto, il testimone più antico. L’indicazione dell’edizione, appena successiva, dà conto della pubblicazione più recente e, dove esse non coincidano, anche di quella più famosa.
Il testo del documento, che è riportato integralmente e senza interruzioni di riga, non contiene nessun segno tipico delle edizioni diplomatistiche, ad eccezione di quello che segnala la presenza di una lacuna – questo, secondo convenzione, è costituito da due parentesi quadre contenenti le lettere mancanti o tre puntini di sospensione e non varia a seconda dell’ampiezza della lacuna che indica. Poiché, come si è più volte ripetuto, non si è voluto fornire indicazioni filologiche o diplomatistiche, si è scelto di non dare alcuna descrizione fisica del documento e di tralasciare le note dorsali.
Se il documento ha un’edizione non recente, si è provveduto al confronto con il suo testimone più antico; ove le lezioni così eventualmente ricavate non coincidano con quelle proposte dall’edizione di riferimento, si è tenuta la lezione derivante dalla lettura della fonte e si è indicato in apposite note ipertestuali – segnalate tramite il colore blu – come si presenta la versione fornita dall’edizione.
Alla fine di ogni scheda, sono raggruppate le note – segnalate con numeri arabi – che riguardano invece il contesto storico. In esse, è possibile ritrovare anche dei rimandi interni ai documenti di uno stesso dossier o di un altro. Tali note sono anch’esse da considerarsi opera in fieri e migliorabile: il gruppo di lavoro che ha generato questo progetto, infatti, si è proposto di creare un campo ideale di condivisione di specializzazioni e competenze, così da rendere questo corpus di documenti scientificamente sempre più aggiornato e completo.

 

NOTE

[1] W. Davies, P. Fouracre, The settlement of disputes in early medieval Europe, Cambridge University Press, 1992.

[2] F. Bougard, La Justice dans le Royaume d’Italie. De la fin du VIII siècle au début du XI siècle, École française de Rome, 1995.

[3] L. Provero, L’Italia dei poteri locali. Secoli X-XII, Carocci, 1998, pp. 44-50.

[4] P. GEARY, Extra-Judicial Means of Conflict Resolution, in La Giustizia nell’alto medioevo: (secoli V-VIII). Settimane di studio del Centro Italiano di studi sull’alto medioevo, 42, Spoleto, 1995, pp. 571-605.

La trascrizione on-line dei placiti del Regno italico e dei documenti veneziani pubblica i documenti per blocchi omogenei di carte. È possibile accedere a ciascun blocco documentario dalla pagina di presentazione generale, cliccando sul titolo e l’immagine relativa alla sezione di interesse. Durante la consultazione delle fonti è possibile passare in maniera agevole da una sezione all’altra tramite il menu visualizzato sulla barra fissa alla sinistra dello schermo. Ogni sezione contiene una breve introduzione sul materiale edito, l’indice dei Contenuti, la Timeline, la Bibliografia e gli Allegati. È possibile accedere al full-text dei documenti o tramite l’indice dei Contenuti o tramite la Timeline, che è una rappresentazione crono-grafica dei documenti. La pagina relativa a ciascun documento riporta in sintesi il contenuto del documento e la sua trascrizione integrale, corredata da annotazioni al testo interattive e da note storiche. Alle annotazioni al testo interattive si accede cliccando i lemmi sottolineati di colore blu e visualizzando le relative finestre di dialogo. Queste ultime possono essere trascinate e posizionate ovunque nella pagina. Le note storiche sono riportante in calce al testo del documento e ad esse si accede cliccando sui numeri corrispondenti o scorrendo la pagina del documento. Le note storiche contengono rimandi a documenti editi nella stessa sezione documentaria o in altre sezioni. Cliccando direttamente su tali rimandi è possibile navigare direttamente da un documento all’altro. Ogni documento è scaricabile in formato Word e Pdf alla voce Allegati. È possibile effettuare ricerche di parole o parti di parole (minimo quattro caratteri) all’interno del sito, utilizzando la maschera di ricerca nel menu laterale alla sinistra dello schermo. I risultati della ricerca sono visualizzati sotto forma di elenco delle pagine del sito in cui compare il termine o i termini ricercati, i quali sono individuati in maniera permanente tramite uno o più colori.
La trascrizione dei documenti è frutto di un lavoro di ricerca condotto nell’ambito del progetto PRIN 2010-2011 Conflitti sociali, strutture parentali e comunità locali nell’Italia altomedievale (secoli VIII-XI). Partecipano al progetto studiosi e ricercatori finanziati dal PRIN, nonché collaboratori esterni. Fanno parte dell’équipe di ricerca: Stefano Gasparri (coordinatore scientifico), Giuseppe Albertoni, Piero Majocchi, Igor Santos Salazar, Marco Stoffella, Annamaria Pazienza, Chiara Provesi.
 

Documenti Veneziani
Il Corpus dei documenti veneziani raggruppa tutte le più antiche scritture notarili relative alla storia di Venezia secondo un criterio ampio di inclusione in parte diverso da quello tradizionale, che considera documenti veneziani solo gli atti rogati a Venezia da notai locali. Al fine di delineare un quadro completo della realtà del ducato venetico e allo scopo di non lasciare in ombra gli interessi economici e i rapporti politici di Venezia con l'esterno, pertanto, il dossier comprende tutti i documenti notarili scritti all’interno del ducato venetico da notai veneziani e da notai stranieri, nonché quelli rogati al di fuori dei suoi confini quando una delle parti del negozio sia riconducibile per pertinenza geografica e/o istituzionale al territorio veneziano. Fanno eccezione i placiti del regno che vedono coinvolti o il duca di Venezia o un ente monastico lagunare, i quali sono inseriti nella relativa sezione dei placiti del Veneto. La trascrizione, le introduzioni e le note dei documenti veneziani sono a cura di Annamaria Pazienza.
Placiti Veneti
Il Corpus dei "Placiti" veneti comprende i documenti che riportano gli atti delle sedute giudiziarie, ordinati cronologicamente e identificati da numeri arabi. Sotto il nome generico di "Convenientiae" e numerati con cifre romane, si presentano invece i documenti che, pur non aderendo pienamente al modello formale dei placiti, nondimeno contengono il riferimento a un conflitto di cui essi testimoniano un tentativo di risoluzione, definitiva o provvisoria che sia. Con l’indicazione "Inq", infine, si indicano i documenti che registrano i risultati delle inquisitiones, eseguite sul territorio oggetto di una disputa – in questo dossier vi è solamente una carta che corrisponde a tale tipologia. I testi sono stati selezionati secondo un criterio geografico: sono stati inclusi i documenti nei quali la parte vincente del conflitto descritto risiedeva nel territorio corrispondente al Veneto odierno e alle zone istriane. La trascrizione, le introduzioni e le note dei placiti veneti sono a cura di Chiara Provesi.

Placiti Toscani
Si presentano qui gli atti delle sedute giudiziarie per destinatari toscani riguardanti il periodo 650 ca. – 997, oggi conservati in differenti archivi della regione (Lucca longobarda e carolingia esclusa). Si tratta, in totale, di quarantuno carte ordinate cronologicamente. Per esigenze di uniformità interne al progetto, si è ritenuto opportuno mantenere distinta da questa serie la cartula convenientia datata ad Arezzo nell’aprile del 977. Soltanto in tre casi si è deciso di includere documentazione non giudiziaria: i precepta regis di Liutprando (715 marzo 6 e 715 ottobre 14) e il privilegio papale di Stefano II (752 maggio 19) in favore della chiesa di Arezzo. Così facendo si è voluto offrire la lettura più completa possibile dei documenti che, tra i secoli VII e VIII, riguardano l’annosa disputa tra le sedi episcopali di Arezzo e Siena per il controllo di alcune plebes e monasteria posti nel territorium senese. Non includere i tre atti sopra indicati avrebbe significato eliminare dati fondamentali per la comprensione della più antica documentazione giudiziaria aretina, copiata tutta insieme nelle diverse pergamene che compongono il Rotolo n. 3 della Canonica di Arezzo, oggi conservato nell’archivio diocesano di quella città toscana. La trascrizione, introduzione e le note sono a cura di Igor Santos Salazar con l’eccezione del placito lucchese del 6 giugno 900, a cura di Paolo Tomei, suo primo editore.